Furio Morucci: «Non guardate la velocità degli altri, trovate il vostro passo»

Autore, editore, cantautore e creatore di format multimediali: definire Furio Morucci attraverso una sola professione non è semplice.

Nato a Prato e oggi residente a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia, Furio ha iniziato il proprio percorso nel mondo della comunicazione alla fine degli anni Ottanta, collaborando con le prime radio libere del territorio. Da quel momento ha attraversato musica, radio, televisione, produzioni indipendenti, poesia e narrativa, mantenendo sempre vivo il desiderio di incontrare le persone e raccontare storie.

Nel corso degli anni ha pubblicato album e singoli, partecipato a trasmissioni e manifestazioni nazionali, fondato l’etichetta Promozione Musica Italiana e realizzato migliaia di servizi audiovisivi. Più recentemente ha dato vita al progetto editoriale EffeLibri.it e ha pubblicato i volumi Pensieri Elementari e La Settimana di Walter Turelli.

Lo abbiamo incontrato per la rubrica “Racconta la tua storia” del network DojoBlog, per parlare di musica, comunicazione, social network, scrittura e del valore di procedere nella vita seguendo il proprio ritmo.

Furio, partiamo dalla domanda più semplice: come stai?

Bene. Quando chiacchiero con amici come voi sto sempre bene.

Nella tua biografia convivono tante identità: autore, editore, cantautore e creatore di format. Qual è oggi la parola che senti più adatta per raccontare chi sei?

“Oggi sono un uomo di quasi 58 anni al quale piace vivere in mezzo alla gente. Mi piace parlare di me, ma anche degli altri, con il maggior numero possibile di persone. Cerco di vivere a 360 gradi, perché trovo bello incontrare e conoscere le peculiarità di ciascuno.”

Facciamo un passo indietro. Che ragazzo era il Furio degli anni Novanta e quale idea aveva della musica?

“Il Furio degli anni Novanta nasce in realtà dal Furio degli anni Ottanta. Nel 1987 iniziai a collaborare con alcune delle prime radio libere della mia zona. Sono originario di Prato e oggi vivo a Monsummano Terme, vicino a Montecatini. Cominciai a parlare con le persone, a realizzare interviste e ad appassionarmi alla comunicazione. Le distribuivo attraverso Musicassetta 7 e varie radio libere italiane. Chi è nato dopo il Duemila probabilmente non sa neanche cosa significasse lavorare in quel modo. La passione per l’arte arrivava anche dalla mia famiglia. Una mia prozia era poetessa e, durante le serate trascorse con mia cugina al pianoforte, io scrivevo poesie e pensieri. A poco a poco quelle parole diventarono canzoni.”

Come sei arrivato alle prime registrazioni professionali?

“Il primo singolo fu realizzato a Firenze, nello studio di un importante musicista che aveva collaborato anche con Claudio Baglioni. In seguito iniziai a mettere in musica in maniera più strutturata le mie idee. Ebbi la possibilità di lavorare con ottimi musicisti, arrangiatori e professionisti del settore. Realizzammo anche un singolo rap, rock e dance, che mi servì per prendere confidenza con il mondo della registrazione e della sonorizzazione. Lavorare in uno studio di incisione è molto diverso dall esibirsi dal vivo. Da lì iniziai a scrivere con maggiore continuità. Arrivarono le prime compilation e poi il mio primo CD completo, Dedicato alle donne, distribuito in tutta Italia.”

Da quell’esperienza nasce anche la tua etichetta discografica. Perché hai sentito la necessità di crearla?

“Dopo Dedicato alle donne sentii il desiderio di aprire “Promozione Musica Italiana”. Volevo mettermi a disposizione anche di chi aveva meno possibilità di entrare nel mercato. All’epoca il mondo era molto diverso: tutto procedeva più lentamente e per un giovane artista era difficile capire come muoversi. Molte persone mi chiedevano: “Come si fa?”. Io sono sempre stato un po’ pioniere e rispondevo: “Facciamo in modo di farlo insieme”.”

Quali sono state le tappe principali del tuo percorso musicale e televisivo?

“Dopo Dedicato alle donne sono arrivati altri singoli e l’album Falsi Eroi. Ho partecipato a diverse edizioni del Girofestival, a L’Italia racconta con Paolo Limiti su Rai 2 e ad altri programmi legati al mondo musicale degli anni Novanta. Ho avuto la possibilità di condividere esperienze con artisti già affermati, da Teresa De Sio agli 883 grazie a GiroFestival Rai 1997-2000 e Tour di Radio Italia Solo Musica Italiana 1997/1999,  fino ai Cugini di Campagna e Tony Dallara. Successivamente ho sperimentato piattaforme radiofoniche e televisive distribuite in tutta Italia, collaborando con canali indipendenti, circuiti legati a Sky e Canale Italia. Nel tempo ho realizzato circa 2.500 servizi video per persone, artisti e realtà differenti. Poi è arrivata l’editoria, perché a un certo punto ho sentito il bisogno di riscoprire la scrittura su carta.”

Oggi viviamo in un mondo in cui i contenuti sono sempre più veloci. Quale responsabilità dovrebbe avere chi fa comunicazione?

“Secondo me dovremmo riuscire a pensare rapidamente, ma consegnare al pubblico un prodotto molto ragionato. Oggi, invece, spesso si pensa velocemente e si pubblicano contenuti poco approfonditi. Dovremmo rallentare durante la fase di costruzione e velocizzare la diffusione soltanto quando il prodotto è davvero solido. Lo dico con umiltà, perché io sono nessuno, ma vedo molta confusione.”

Passiamo a “Pensieri Elementari”. Perché hai scelto questo titolo?

“Da bambino scrivevo dei pensierini, quelli che potremmo definire pensieri elementari. Per me la poesia è elementare, non nel senso di semplice o poco importante, ma perché si trova già dentro di noi. Quando una persona riesce a lasciarsi andare, i suoi pensieri elementari possono trasformarsi in poesia.”

Le poesie del libro sono diventate anche protagoniste del format “SocialMente”. Che cosa cambia quando una poesia lascia la pagina e incontra la voce dell’autore?

“Cambia soprattutto il tempo del pensiero. La poesia possiede una metrica musicale e una metrica della scrittura. Gli spazi tra le parole sono già musica. Quando la leggo, utilizzo il mio tempo. Un’altra persona potrebbe leggerla in maniera diversa, perché la percepisce su un altro livello. Ed è giusto così: deve essere così.”

Utilizzi molto i social network. Ti senti più affascinato o preoccupato dal modo in cui stanno modificando le nostre emozioni?

“Non mi sento né particolarmente affascinato né preoccupato. I social sono diventati parte della normalità e dobbiamo imparare a navigare in questa normalità con serenità. L’importante è essere consapevoli dello strumento che abbiamo tra le mani. È veloce, penetrante e ciò che pubblichiamo può rimanere online per sempre. Bisogna prestare attenzione, ma allo stesso tempo è una grande opportunità che va saputa utilizzare.”

Chi è davvero Walter Turelli, protagonista del tuo secondo libro?

“Walter Turelli è molto probabilmente una parte di me. Come ho raccontato anche a Casa Sanremo, dove sono stati presentati entrambi i libri, La Settimana di Walter Turelli è forse la mia storia romanzata e portata in alcuni momenti all’eccesso. Attraverso Walter volevo far riscoprire la bellezza del dialogo, della stretta di mano, della famiglia e del guardarsi negli occhi.”

Entrambi i libri sono pubblicati da EffeLibri, il progetto editoriale che hai fondato. Che cosa significa pubblicare “libri liberi”?

“Ho iniziato questo progetto perché, arrivato quasi a 58 anni, sento di avere una maggiore consapevolezza di ciò che faccio. Scrivere poesia e narrativa contemporanea non è semplice. Si rischia di creare qualcosa che abbia poca utilità o che perda valore nel tempo. Questa operazione editoriale mi permette di avere il controllo sul mio pensiero, sulla scrittura e sulla pubblicazione. Per me essere libero significa potermi muovere tra le persone per quello che sono davvero, senza vincoli emotivi o di altro tipo.”

Hai ancora sogni nel cassetto?

“Sempre. Ho appena 18 anni! Sto già lavorando al terzo libro, che uscirà in occasione del mio compleanno, il 17 dicembre. Nel frattempo EffeLibri sta portando avanti un progetto attraverso il quale è possibile richiedere i digital book a un prezzo accessibile. Inoltre, quando qualcuno desidera intervistarmi, recensire un libro o parlarne, sono felice di condividere il materiale e iniziare una nuova conversazione. Il fine è proprio questo: incontrarsi e parlare.”

La nostra rubrica si chiama “Racconta la tua storia”. Quale messaggio vorresti lasciare a chi ha un progetto, una poesia, una canzone o una storia nel cassetto, ma continua a dubitare di sé?

“Siate davvero ciò che siete. Non forzate mai il gioco, altrimenti rischiate l’infortunio, per usare un paragone calcistico. Non guardate la velocità degli altri. Trovate il vostro passo e seguitelo. Vedrete che, piano piano, i sogni usciranno dal cassetto e riuscirete a realizzarli. La conclusione dell’intervista riassume perfettamente il messaggio di Furio Morucci: non è necessario inseguire il ritmo degli altri, ma imparare a riconoscere e rispettare il proprio.”

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