Ci sono attori che imparano il mestiere davanti a una macchina da presa e altri che, prima ancora di incontrare il cinema, imparano a stare davanti al pubblico. Rosario Terranova appartiene a questa seconda categoria: quella degli artisti cresciuti sul palcoscenico, attraverso la gavetta, lo studio, le trasferte, le porte chiuse e quella fame che, prima ancora del successo, costruisce l’identità di un interprete.
Palermitano, classe 1975, Terranova ha legato profondamente il proprio percorso al teatro e alla Sicilia, sotto la guida del compianto regista Pippo Spicuzza, per poi conquistare nel corso degli anni importanti riconoscimenti, tra cui il Premio al Festival del Cabaret Emergente di Modena, il Premio Nazionale Enzo Biagi, il Sarchiapone – Premio Walter Chiari, il Premio Charlot, il Premio Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, il Premio al Talento Siciliano 2019 e il Premio Vincenzo Crocitti – Attore in Carriera 2020.
Il teatro è stato la sua palestra e, allo stesso tempo, una casa. Nel 2011-2012 interpreta al Sistina il Brigante Prorunasu in “Rinaldo in campo”, commedia musicale di Garinei e Giovannini con le musiche di Domenico Modugno, per la regia di Massimo Romeo Piparo: un ruolo scritto cinquant’anni prima proprio per Franco Franchi. Un dettaglio tutt’altro che casuale, considerando il rapporto profondo che Terranova ha sviluppato negli anni con la figura di quello che considera una vera e propria Musa.
Poi arrivano la televisione e il cinema. Dagli esordi in programmi come Seven Show, Tribbù e Tintoria Show, passando per Made in Sud, Zelig e il Maurizio Costanzo Show, Terranova costruisce una carriera capace di muoversi con naturalezza tra comicità, dramma e interpretazioni più complesse.
Sul grande schermo viene diretto, tra gli altri, da Francesco Ranieri Martinotti, Carlo Vanzina, Leonardo Pieraccioni, Francesco Mandelli e dalla coppia Fabio Grassadonia e Antonio Piazza in Sicilian Ghost Story, mentre sul piccolo schermo prende parte a produzioni come Distretto di Polizia, Squadra Antimafia, Il giovane Montalbano, Il Commissario Montalbano, Don Matteo, Questo è il mio Paese e Maltese – Il romanzo del Commissario, dove interpreta U’ Cunigghiu accanto a Kim Rossi Stuart.
Un percorso che continua a rinnovarsi tra cinema e serialità, con titoli come L’Ora – Inchiostro contro piombo, Caccia all’uomo – Cesare Battisti una vita in fuga e Viola come il mare 2.
Ma dietro il curriculum, i premi e i grandi nomi incontrati lungo il cammino, c’è soprattutto un’idea precisa del mestiere dell’attore: non smettere mai di cercare, di rischiare e di trasformarsi. Perché un interprete non dovrebbe essere prigioniero della propria maschera, ma trovare il coraggio di attraversarla, anche quando il personaggio che gli viene affidato è lontanissimo da ciò che è.
Ed è proprio da questa visione della recitazione, dal valore della gavetta, dal rapporto indissolubile con la sua Sicilia e dagli incontri che hanno segnato la sua carriera, che nasce questa conversazione con Rosario Terranova.
Rosario, partiamo dalle origini del tuo percorso artistico. Quanto è importante, secondo te, la gavetta nella formazione di un artista? E cosa pensi sia cambiato rispetto alle nuove generazioni, che oggi possono contare su strumenti come i social e YouTube per farsi conoscere?
“Innanzitutto ciao Debora, sono felice di ritrovarti. Un abbraccio virtuale a tutti i lettori di Dojo Blog. Adoro questa domanda, perché da Boomer incallito in ogni sfaccettatura, credo che alle nuove generazioni di artisti sia venuta meno una pagina fondamentale dell’essere Artista: la gavetta, la fame, la partenza da zero, la formazione attraverso lo studio, le tante porte chiuse, ma soprattutto l’umiltà. Io ho fatto i primi spettacoli in teatro in trasferta a Roma con 5 spettatori paganti e lì.. diventi Artista e Uomo nello stesso tempo. Oggi tutto questo non esiste e non esisterà più con i social, con YouTube, con i Like.. la loro prima esibizione è già un sold out.”
La Sicilia quanto ha influenzato il tuo percorso artistico e il tuo modo di interpretare i personaggi? Quanto della tua terra senti di portare con te ogni volta che sali su un palcoscenico o davanti a una macchina da presa?
“Mah, la Sicilia non è una presenza fortissima nel mio percorso artistico. La Sicilia è Rosario e Rosario è la Sicilia. Ogni mio personaggio, anche se mi si chiede di non essere Siciliano, ha il calore, i colori, i profumi della mia Terra e quindi ogni personaggio che divento per me è linfa.”

Nel mestiere dell’attore esiste il rischio di rimanere legati a un’immagine, a un certo tipo di personaggio o a una determinata “maschera”. Quanto è difficile riuscire a liberarsi da quell’immagine e dimostrare al pubblico e ai registi di poter essere altro?
“È un marchio che ti viene inciso sulla pelle a caldo e che ti resta per sempre. Sta a Te, alla fortuna di incontrare un Regista talmente capace e intelligente da vedere dietro quella maschera. Nel Cinema i Fratelli Taviani lo hanno fatto in Kaos, ne La giara, con i nostri Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, la Wertmüller in Io speriamo che me la cavo con un meraviglioso Paolo Villaggio, Monicelli in Un borghese piccolo piccolo con un immenso Alberto Sordi.”
Hai mai incontrato un ruolo così lontano da te da pensare addirittura di rifiutarlo? E quanto è importante, per un attore, avere il coraggio di confrontarsi con un personaggio che suscita paura o persino disgusto?
“Stavo rifiutando quel ruolo, avevo nello stesso tempo il disgusto e la paura, poi è stato l’incontro con i Registi Grassadonia e Piazza. Loro volevano i miei occhi. La più grande prova attoriale per un attore è interpretare chi non vorresti mai essere nella vita.”
Nel corso della tua carriera hai avuto la possibilità di incontrare e lavorare con grandi protagonisti dello spettacolo italiano, da Gigi Proietti a Terence Hill, da Carlo Vanzina al Maurizio Costanzo Show. Quali sono gli incontri che hanno arricchito maggiormente il tuo percorso professionale e umano?
“Ogni incontro è un arricchimento. Ho avuto la fortuna di conoscere, lavorare ed esibirmi davanti grandi personaggi. Potrei dirti avere avuto in platea Gigi Proietti al Sistina, incontrare e recitare con Terence Hill, essere chiamato da Carlo Vanzina, il palco del Maurizio Costanzo Show, ma anche dividere la scena con un bambino straordinario come Massimiliano Bono. Una vita di scene e di mosaici.”
Se guardi alla tua carriera e a tutti i personaggi che hai interpretato, cosa rappresenta per te il mestiere dell’attore? E c’è un personaggio che senti particolarmente tuo e che vorresti continuare a portare in scena?
“Ogni ruolo e personaggio che un regista ti assegna è un regalo inestimabile, è un’iniezione di siero che ti allunga la vita. Ma se dovessi rispondere a questa domanda non esiterei a dirti che l’ho portato in Teatro e non vorrei altro che interpretare la mia Musa, Franco Franchi, per me, come titola il mio spettacolo… “L’ultimo dei Comici!””
Official Instagram: https://www.instagram.com/rosario_terranova_official/
Crediti foto a cura di: https://www.instagram.com/azzurraprimaveraphotographer/

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