Matteo Bellomi, classe 1982, rapper milanese conosciuto come MC Ivanhoe. È attivo sulla scena hip hop italiana dal 2000, anno in cui pubblica la sua prima mixtape autoprodotta. Vero esordio discografico nel 2006 con l’album Niente su di me (NAR International). Da allora ha pubblicato 3 album, due EP e numerosi singoli, tra cui Bugie — che conta oltre 280.000 stream — distribuito da Sony Music/The Orchard tramite Platinum Label. È stato anche fondatore e speaker del programma radiofonico Inda Groove su diverse radio tra cui Radio Emotions e Radio Quisqueya (spezzoni trovabili su Youtube scrivendo Mc Ivanhoe Inda Groove).
1. Le origini — Chi era Matteo prima di MC Ivanhoe?
“Sei nato nel 1982, sei cresciuto a Milano. Come nasce un rapper in una città come quella, a quell’epoca? Qual è il momento preciso in cui hai capito che il rap non era un hobby, ma qualcosa di più?”
“Sì sono nato e cresciuto a Milano e anche se abito nella periferia Nord di Garbagnate Milanese ho sempre frequentato la city da quando ero ragazzo. Matteo è un ragazzo con tante passioni; musica, radio, cinema, libri; in pratica tutto quello che circola intorno al mondo dell’arte quindi mi reputo un’anima che ha sempre un sacco di cose da dire e storie da raccontare. Prima di essere Mc Ivanhoe ero un bambino che suonavo la batteria accompagnando mio padre alla tastiera e in vacanza mi esibivo nei palchi dei villaggi turistici imitando cantanti famosi come Vasco, Michael Jackson, Jovanotti e tanti altri. Il mio rapporto con Milano è di amore e odio ma ne ho sempre subito il fascino. Bigiavo spesso la scuola per andare allo storico Muretto a fare freestyle e parlare di rap e Hip Hop con i pochi che allora seguivano questa cultura e movimento. Il rap non era moda e dovevi cercarlo con il lanternino, ma questa grande città che è Milano è stata una delle prime insieme a Roma e Napoli a dar voce a tutto il movimento dell’ Hip Hop Italiano. La musica ho iniziato a prenderla seriamente quando la Sugar Music e proprio Caterina Caselli in persona mi fece il primo contratto discografico che mi permise di aprire un conto in banca (ero ancora a scuola e dovevo fare la maturità quell’anno). Ero stato contattato per la mia canzone “La mia stella” fatta insieme alla cantante Brunella Boschetti e uscita poi con l’etichetta Nar International. Ancora oggi è uno dei miei classici, ci avevano visto bene.”

2. Il nome, l’identità
“MC Ivanhoe è un nome che porta con sé una certa epica, quasi letteraria. Da dove viene? E in questi vent’anni, quanto ti senti ancora quel personaggio — o è diventato qualcosa di diverso da quello che avevi immaginato?”
“Nel 1990 si usava molto mettere MC (che nel rap significa maestro di cerimonia) davanti al nome d’arte, ora invece è visto male perché sembra che un rapper voglia darsi un tono. In realtà io non l’ho più tolto perché tutti i miei lavori si trovano digitando Mc Ivanhoe e siccome ho fatto un sacco di musica il nome rimarrà questo. Ivanhoe invece l’ho preso appunto dal romanzo di Walter Scott letto a scuola, mi piaceva molto il personaggio del cavaliere diseredato e fuorilegge che combatte la sua guerra personale spinto dall’amore e la voglia di rivalsa. Il nome mi rappresenta ancora adesso e non lo rinnego ma tornassi indietro mi sarei chiamato Teo perché sia in radio che in tv sbagliano sempre tutti a pronunciare Mc Ivanhoe.”

3. La scelta di continuare
“Il rap italiano è cambiato radicalmente dagli anni in cui hai esordito. Sono arrivate la trap, la drill, i numeri da streaming che stravolgono le gerarchie. A un certo punto della carriera, ti sei mai chiesto se valeva ancora la pena andare avanti?”
“Questa è una domanda che mi faccio più volte e non ti nego che ora è molto dura e che ho pensato quasi ogni giorno di abbandonare. La musica è cambiata molto dai tempi in cui ho iniziato. Io vendevo i miei cd ai concertini di strada, le jam, cantavo ovunque e c’era molto contatto con le persone e i fans, ora è tutto molto più freddo e veloce. Le canzoni si sono accorciate perché la soglia di attenzione si è abbassata tantissimo e poi c’è davvero tanta musica e forse troppa soprattutto nel mio genere che ora è esploso e ha creato anche dei nuovi sottogeneri. Sembra quasi che oggi se non parli di cose frivole in massimo 2 minuti non fai ascolti e questo è davvero triste. Ho notato io stesso con i miei brani che quelli più seri e con un testo profondo fanno meno stream rispetto ai pezzi più ballabili e un po’ più banali diciamo. Ad ogni modo non smetto perché ogni volta che pubblico un pezzo succede sempre un po’ di movimento e tornano a parlare di me; è il mio modo di dire che sono ancora qua, esisto ancora in questo gioco. Non ho mai fatto pezzi solo per fare più stream, ho fatto pezzi più da club e radio perché prima di tutto mi divertono e mi piace far ballare; sono uno molto festaiolo quando posso.”

4. Il successo — e la sua misura
“Hai aperto l’Hip Hop Tv Day al Forum di Assago, hai vinto una battle freestyle su MTV, hai brani distribuiti da Sony. Eppure non sei uno di quelli che vediamo in televisione ogni sera. Come misuri il tuo successo? Cosa significa per te aver fatto bene il tuo lavoro?”
“Purtroppo per essere sempre in televisione e in radio entrano in gioco altre dinamiche difficili da spiegare, diciamo che non è così meritocratico e semplice come può sembrare, però qualche volta sono stato ospite in programmi televisivi. Ultimamente sono stato molto da Lara la Zia al salotto della Zia su rete Brescia ma in passato ho avuto dei videoclip in rotazione su Music Box e Hip Hop tv e in quest’ultima ho condotto anche i programmi Made in Italy e Open Mic grazie a Max Brigante che si era preso bene con la mia musica e mi aveva contattato. Per hip hop tv ho cantato anche al Forum ed ero nel backstage con Coez, Salmo, Baby k, un giovanissimo Sfera Ebbasta (che girava su un hoverboard) e tanti altri grandi nomi della scena Urban italiana. Sono stato uno dei primi ad esibirsi e ho aperto la serata presentato da Wad di Radio Deejay che prima appunto lavorava per Hip Hop tv. Secondo me però aver fatto bene il proprio lavoro in termini di musica non sono solo queste cose a decretarlo. Mi spiego, non importa quanta fama e numeri un cantante abbia ma invece conta secondo me il fatto di arrivare comunque alla gente e trasmettere qualcosa anche se non si è un Top player sempre in cima alla cresta dell’onda. Molte volte su Instagram ricevo dei messaggi bellissimi sulle mie canzoni da gente sconosciuta e da tutta Italia ed è a questo che guardo per valutare il mio successo, perché questa cosa mi riempie il cuore e poi si creano bellissimi legami.”

5. La scrittura come strumento dell’uomo
“Hai detto in passato che ogni tuo brano è come una foto di un momento preciso della tua vita. Quali sono le cose che, a quasi quarant’anni, riesci a mettere in un testo che a vent’anni non avresti saputo scrivere?”
“Oggi cerco di essere più maturo sotto certi versi mantenendo però la spensieratezza di un ragazzo che affronta il mondo con le sue forze e come può nonostante l’età che avanza e i problemi che aumentano. Sicuramente scrivo in maniera diversa e faccio musica sempre nuova sperimentando molto ma mantenendo la mia identità. Che sia un brano più serio e riflessivo o più ballabile e spensierato ora lo affronto molto più seriamente e facendolo il meglio possibile rispetto a quando avevo 20 anni.”
6. Milano
“Hai un sogno nel cassetto: cantare in Piazza Duomo. Milano è ancora la città che ti appartiene? E cosa racconta di un uomo crescere in questa città, in questo decennio?”
“Si quello resta il mio sogno più grande e non nego che rosico un po’ quando vedo gente “raccomandata” e non bravissima cantare su quel palco in piazza Duomo. Ad ogni modo è molto difficile arrivare lì, ma ho vissuto talmente tanto la città di Milano e quella zona che resta un sogno fortissimo per ora. Il mio primo videoclip totalmente amatoriale si chiama “Su queste strade” ed è stato girato alla buona dal mio caro amico Giuseppe Bruno proprio in Duomo (è ancora presente su youtube) e parla dei ragazzi di periferia come me che andavano in centro perché il resto non offriva molto. Forse finirò la mia carriera senza cantare in piazza Duomo ma nella vita però mai dire mai. Una volta il mio sogno più grande era cantare al Forum per il B-day di Hip Hop tv e poi al 7° compleanno del canale è successo perché in quel periodo il mio video “Il motivo” era in alta rotazione. Milano è cambiata tantissimo negli anni, da un piccolo paesino ora è una città grande, multietnica e piena di grattacieli; credo di aver visto molto il cambiamento e vissuto un sacco di locali storici che non ci sono più come ad esempio il Rolling Stone e le serate Five Stars.”

7. La radio, Inda Groove — il lato “padre”
“Inda Groove è un programma che hai fondato e che, tra le altre cose, dà spazio agli artisti emergenti. Cosa ti ha spinto a fare quella scelta? C’è qualcosa di paterno in quel ruolo — proteggere o trasmettere qualcosa a qualcuno che arriva dopo di te?”
“La mia seconda passione è la radio, ho fatto lo speaker in diverse radio, una delle prime è stata Radio Hinterland a Binasco, poi Radio Smac Cislago, Radio Orizzonti, Radio Emotions e l’ultima ma non meno importante Radio Quisqueya. Ora sono fermo con le trasmissioni perché il tempo è sempre poco e la radio richiede tanto impegno, comunque ho creato il mio programma Inda Groove passando prima la musica Urban che piaceva a me e poi dando anche spazio a emergenti. Il programma Inda Groove inizialmente lo facevo con Andrea e Lorenzo in uno scantinato di una radio parrocchiale a Cislago e poi fui contattato da radio un po più grandi. Andavo in onda con la mia socia speaker Marica Rebel ed era molto vario come format; rap italiano, americano, francese, reggaeton, rnb, news del mondo musicale, rubriche, nuove proposte e tanto altro ancora. Ho dato una mano a giovani talenti che mandavano i provini via mail e ricordo che un artista è passato nel nostro programma e il mese dopo era in rotazione su Radio 105, ma noi di Inda Groove siamo stati i primi a trasmetterlo. Lo stesso con l’artista congolese/francese Gims, eravamo i primi a passarlo in italia. La selezione era un lavoro duro e richiedeva molto tempo. Ho deciso di passare anche cantanti emergenti perché mi ricordo che era bellissimo per me da ragazzino quando una radio anche piccola passava i miei pezzi; ho voluto restituire questa gioia e infatti si sono creati dei bellissimi legami con gli artisti. Mi ricordo ancora le mille chiamate al telefono e la gioia che ho provato quando Dj Mitch ha passato un mio brano a Radio 105.”
8. Il rap conscio in un’epoca di trap
“Hai più volte preso le distanze da certi filoni del rap contemporaneo — pistole, crimine, roba che non appartiene al tuo vissuto. In un mercato che premia spesso un certo tipo di estetica, quanto costa essere onesti?”
“Molti rappers e trappers famosi inventano e interpretano personaggi di strada ma ti posso assicurare che, a parte qualche raro caso, vengono tutti da famiglie agiate e molto spesso cercano di spingere l’immaginario del “rapper cattivo” perché vende. Non saprei dirti perché ma il pubblico molto giovane preferisce le cose crude, forti un bel po ‘ ribelli e di rottura; credo sia questo che impenna gli stream della Trap. Poi secondo me la musica è lo specchio della società ed ora non è che ci sia una bellissima società e gli esempi arrivano anche dai piani alti: governi che pensano solo ai soldi e si fanno le guerre facendo vittime innocenti, la storia del forte che schiaccia il debole e che si ripete all’infinito. Io da ragazzo ascoltavo Eminem e mi leggevo le traduzioni e non era tranquillissimo nei testi, come tutto il gangsta rap americano alla fine; ciò nonostante non ho mai ucciso nessuno. Nella mia musica invece sono davvero io, non mi piace parlare di cose non vere o fingermi altro. Attenzione questo non vuol dire che se sono arrabbiato per qualcosa io non possa fare testi cattivi, ho fatto anche quelli ma parlando di dinamiche mie.”

9. L’uomo fuori dal microfono
“Quando non sei MC Ivanhoe — quando sei semplicemente Matteo — chi sei? Cosa ti dà equilibrio, cosa temi, cosa ti manca?”
“Matteo quando scende dal palco e non è Mc Ivanhoe è un ragazzo che ama la natura, camminare in montagna nella neve con il cane Tiago (amo gli animali in generale), stare con gli amici, viaggiare e trovare sempre nuovi stimoli. La natura in generale, che sia un sentiero di montagna o una spiaggia di Fuerteventura, mi dà l’equilibrio giusto che mi manca e mi fa sentire vivo e mi compensa spesso un vuoto interiore che credo abbia ognuno di noi. Ma anche la musica stessa; andare in studio di registrazione o fare un live mi da equilibrio in questo mondo pazzo. Temo molto la guerra, non dovrebbe esistere nel 2026 e questo scenario futuro mi spaventa molto vista l’attuale situazione geopolitica. La cosa che mi manca di più ora come ora forse è l’amore vero di una donna, perché l’ho provato per anni e so che esiste, ma attualmente non si palesa; credo che Cupido sia distratto dai social e quindi ha la soglia di attenzione troppo bassa per notarmi.”
10. Il futuro
“Sei a oltre vent’anni dall’inizio. Cosa ti aspetti dal prossimo capitolo — musicalmente e come uomo?”
“Cerco sempre nuovi stimoli e infatti ho iniziato a scrivere il mio libro a tempo perso, non so quando lo finirò, lo affronto con molta calma ma ho ancora un sacco di cose da raccontare ancora. La musica non si ferma, sto pubblicando alcuni brani mai usciti anche del 2009 e lavorando a nuovi, vorrei non ripetermi e fare cose diverse ma dopo tanti brani non è molto semplice. Come uomo sto lavorando su me stesso per essere una persona migliore ma questa società ti spinge ad essere l’opposto e non è per nulla facile. Per chiudere credete sempre nei vostri sogni perché chi sogna oggi è visto come un folle ma in realtà è la ribellione più vera e forte a questo mondo privo di empatia e comandato da algoritmi e numeri.”
- Official instagram: https://www.instagram.com/mcivanhoe/
- Libreria musicale: Spotify
- Credit photo immagine di copertina By: Roberto La Torre

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