miti alimentari

Dalle patate alla carne, altri 5 miti alimentari da sfatare

Nella nostra rubrica dedicata ai miti alimentari oggi ci dedicheremo alle bufale che circolano intorno ad alcuni degli alimenti più demonizzati dai cosiddetti salutisti dell’ultima ora, come la carne e le patate, ma non solo. Circolano infatti miti e leggende secondo le quali questi ed altri alimenti farebbero male alla salute. Premettendo che qualsiasi cibo, se consumato in quantità eccessive, fa male, vediamo cosa dicono le ultime ricerche scientifiche sui miti alimentari.

I miti sulla carne

I cibi ad alto tasso di proteine fanno male: secondo la vulgata popolare i cibi ad alto contenuto di proteine, come la carne rossa, farebbero male perché affaticano i reni. Le leggenda è nata nel lontano 1983 in seguito ad uno studio sull’ammontare di sangue filtrato dai reni che attestava come alte quantità di proteine mettessero sotto stress questi organi. Circa vent’anni dopo uno studio olandese ha attestato che l’alta quantità di proteine non influenza la funzione dei reni. Inoltre lo studio mette in evidenza come non ci siano affatto pubblicazioni scientifiche che attestino come una quantità elevata di proteine possano danneggiare i reni.

La carne rossa provoca il cancro: le origini di questo mito risalgono ad uno studio giapponese del 1986 che scoprì come le amine eterocicliche che si formano cuocendo molto la carne rossa provocavano il cancro nei topi da laboratorio. Da lì si è sviluppata la diceria che la carne rossa provocasse il cancro nell’uomo. Ad oggi, quasi vent’anni dopo, ancora nessuno studio ha dimostrato con certezza che ci sia una relazione carne rossa-cancro perché il rapporto causa-effetto può essere influenzato da una grandissima quantità di fattori. Per ora possono essere stabiliti solo dei trend, non un legame certo. Quello che possiamo dirvi è di non smettere di mangiare carne, evitate solo di eccedere nella cottura.

I miti sugli altri alimenti

Le patate dolci sono migliori di quelle tradizionali: si dice che la patata americana, chiamata anche batata o patata dolce, abbia più proprieta nutritive della patata tradizionale, e faccia meno male. L’origine di questo mito deriva dal fatto che, soprattutto il popolo americano, consuma le patate tradizionali in maniera processata (per esempio per le patatine fritte), collegate all’aumento del rischio di obesità e diabete. Al contrario, le patate dolci non sono buone per la frittura e vengono mangiate senza troppi processi. A livello scientifico infatti i ricercatori sono concordi nel dire che le due tipologie di patate hanno le stesse qualità nutritive (fibre, vitamina A, magnesio, ferro e potassio), se consumate nella stessa maniera, e che l’alto tasso glicemico e di grassi è dovuto ai cibi con i quali le due tipologie si patate si accompagnano. In conclusione il modo nel quale consumate le patate è più importante della tipologia delle patate stesse.

Lo sciroppo di mais ad alto fruttosio fa ingrassare: questo mito risale al 1968 quando uno studio sui ratti svelò che il fruttosio in grandi quantità aumentava i grassi nel sangue. Nel 2002 uno studio americano consigliò di evitare di consumare tanto fruttosio perché avrebbe incrementato il rischio di obesità. In realtà il fruttosio, e lo sciroppo di mais ad alto fruttosio, è contenuto in diverse quantità nel normale zucchero da cucina, ed evitarlo è impossibile. Come sempre, la moderazione è la migliore arma a nostra disposizione.

Il sale fa aumentare la pressione: questa credenza risale addirittura al 1940 in seguito ad uno studio della Duke University che dimostrò come alte quantità di sale aumentano la pressione sanguigna e, al contrario, ridurre il quantitativo di sale nella dieta riduce l’ipertensione. Il rapporto è veritiero, ma ciò non giustifica il fatto che persone con una pressione sanguigna normale debbano eliminare il sale dalla propria dieta. Studi successivi hanno dimostrato che chi soffre di ipertensione è sensibile al sale e dovrebbe ridurlo, ma le persone sane non hanno motivo di farlo. Consumatelo insomma, ma con moderazione.

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